Comune dei Giovani

Appunti e scritti

La produzione di don Didimo è frammentata; questo perché non ha avuto alcun intento didascalico: don Didimo Mantiero non è stato uno scrittore. Ha lasciato diversi scritti in forma di appunti sparsi, spesso in frammenti di carta, che sono stati successivamente dattilografati dai suoi giovani. 

Stiamo rielaborando e rendendo disponibili i diversi tesori che sono rimasti di questo straordinario sacerdote.

I suoi scritti

  • Ci vogliono pane e idee

      Molta gente parla e scrive della gioventù ma lo fa come se si trattasse di una cosa ora utile, ora fastidiosa, ora dannosa. E intanto la gioventù, quella vera che ci cresce intorno, non ha più dove posare la <<testa>>; non nella famiglia e meno ancora nella società. Attinge tutto da agglomerati acefali, da cinema e da spettacoli non sempre puliti.Piangere come Rachele sopra tanta rovina non serve. Meglio è lavorare ma in modo consono, adeguato.Il Comune dei Giovani è uno dei modi adeguati.Non è fatto per colleggiali o per istituti di organi che si educano a suon di campanello o nella monotonia di orari fissi.Vivono nel loro ambiente di famiglia; frequentano le scuole dello stato, le officine del paese e la chiesa della parrocchia.Tutto nasce dalla loro libera scelta, non solo i giochi e le loro iniziative.Anche i dirigenti, sindaco e ministri se li fanno loro, con le elezioni di ogni anno.Per costruire un mondo nuovo non bastano i mezzi materiali.I sistemi dell'occidente e dell'oriente stanno mostrando quel che valgono per il progresso civile, culturale e sociale, per la pace fra gli uomini.I soldi fin che ci sono i ladri, valgono poco.Gli slogan di libertà e uguaglianza, finché la gente si lascia portare in piazza dove attende la <<ghigliottina>> contano niente.Ci vogliono pane e idee.Di queste cose ha bisogno la gente.Cittadini così non nascono, non crescono come funghi nel bosco. Bisogna crearli.E' quello che si propone il Comune dei Giovani.

  • Com'è nato il Comune dei Giovani

    Ogni nascita suppone una gestazione e un parto che non sono cose complicate ma delicate e alle volte anche difficili. Dopo tutto è sorriso perchè qualche cosa è nato. L’idea del Comune dei Giovani è nata nella mente di un sacerdote che se la portò per circa trent’anni. Tanti davvero. Più che dai libri fu studiata dalla realtà, dalla vita corrente. E’ per questo che venne lentamente. La realtà procede da una logica più viva, sperimentata. Richiede più tempo. In compenso dovrebbe durare più a lungo. I giovani sono simili, ma per niente identici. Ridurli all’identicità è impossibile, scorretto e ingiusto. Identici no, ma simili sì. Sono come gli spicchi di un arancio. Tanti e diversi, e conviventi nello stesso frutto. I giovani sono diversi per temperamento, per cultura, per educazione, ma simili. Basta riuscire a farli convivere. La società non ha solo medici, ma anche malati; non solo professori, ma anche scolari. Ognuno faccia e bene la missione sua e ne avranno vantaggio gli individui e la comunità. Nella società dei grandi ci sono anche i pazzi e i delinquenti, e lo Stato li manda in prigione o li mette in manicomio. Nella società dei giovani se bene organizzata e funzionante, se dei pazzi ci sono, lo sono solo in potenza e si segnalano da sé. Lo stato disciplina, raramente educa. Se ogni paese sapesse farsi il suo Comune dei Giovani come lo vediamo noi, quante prigioni diventerebbero scuole e ospedali. E’ difficile capirlo, ma è così. L’albero cresciuto storto in primavera, non si raddrizza in autunno. Il giovane cresciuto male fino ai vent’anni, non cambierà rotta a trenta. Ma è perlomeno altrettanto vero che chi vive bene i giovani anni, continuerà i suoi passi anche da adulto. Noi lo abbiamo provato. Si fecero prima gli spicchi del frutto. Solo poi, piano piano, si passò all’unità dell’arancio. Così è nato il Comune dei Giovani. Quelli della musica continuarono a suonare; quelli del calcio a giocare e così via; ma tutti si trovarono insieme a pregare, a cercare denaro; insieme alle conferenze culturali; a conoscersi, ad aiutarsi, ad appassionarsi ogni autunno all’ora delle votazioni per la scelta dei nuovi ministri e del nuovo sindaco.

  • Come opera il Comune dei Giovani

      Non siamo in un colleggio o in un orfanotrofio. Siamo liberi in un paese aperto alle più moderne e sane innovazioni. Oggi, nemmeno nel più piccolo borgo di campagna si può parlare di chiusure mentali, di campanilismo o di senilismo. La civiltà contemporanea con i suoi strumenti di comunicazione avvicina i mari ai monti e mescola la gente come i piselli nel sacco. Ora il campanilismo è un non senso e non può sussistere. Chiudere significa autodistruggersi.Nessuno sogna di guidare la gioventù con il suono del campanello o in nome della propria autorità. <<Ipse dixit>> è roba morta e sepolta. Ma i giovani subiscono ancora e molto il fascino della Verità; di ciò che è bello e giusto e danno con gusto il loro contributo all'attuazione di tanta bellezza. Danno sempre e tutto, basta che si arrivi in tempo e non troppo tardi. Né vale il detto: meglio tardi che mai. Quando il vetro è già rotto è decisamente tardi e vano ogni intervento.Tutte le cose conoscono il loro tempo. La rondine conosce la primavera e la formica l'estate. Per i giovani la primavera comincia a 15 anni e finisce a 20 poco più. Prima sono fanciulli o adolescenti e vanno curati come adolescenti. Poi hanno già acquisito un volto che non sarà ritoccato per molti lustri. Anche la scuola è diversa. Non più uno che parla e solo lui, sempre lui, ma tutti vogliono parlare, non per creare confusione ma per completare e rendere più interessante la lezione.La scuola di musica, la scuola di canto, perfino quella di calcio, come quelle di cultura generale, di cultura specifica, di cineforum, assumono importanza ed interesse.Quando si assiste ad una scuola di autocritica tra calciatori se ne resta ammirati. La partita domenicale viene riveduta nei suoi aspetti tecnici, pratici e psicologici.Il vantaggio che ne segue non è solo calcistico ma umano e sociale.I giovani si abituano a rilevare pregi e difetti propri e dei compagni senza ribellioni e ritorsioni.Così si opera tra noi; con semplicità, con naturalezza, con umiltà e con amore.

  • Educare alla libertà

      E' stato autorevolmente detto che la Verità non è mai il prodotto della maggioranza dei pareri e neppure il prodotto di votazioni. Ciò che è vero, lo è di per se stesso, indipendentemente da ciò che ne possiamo pensare noi. Semmai la maggioranza delle opinioni può facilitare la scoperta della verità, mai a crearla. L'unanimità o la scelta fatta insieme hanno un valore di testimonianza alla verità, non di creazione. Abbiamo riportato questo concetto in apertura delle nostre considerazioni, perché ci sembra fondamentale per comprendere nel senso più vero il concetto della libertà. Non si insisterà mai abbastanza nell'affermare che il bene comune a cui aspira l'umanità di oggi dipende in primo luogo dall'orientamento alla verità e dal conseguente corretto uso della libertà. Ecco perché ci sembra di primaria importanza considerare la libertà come una conquista quotidiana e non solo come un comodo diritto acquisito. Forse proprio ai giovani, ai quali va la massima attenzione educativa, raramente si propone il giusto concetto di libertà, considerando quest'ultima come un bene che non abbisogna di spiegazioni,essendo di immediata percezione. Eppure la libertà rimane il fattore assolutamente decisivo nel fenomeno dell'educazione. E' infatti la propria libertà che l'educatore propone all'educando, cioè il proprio impegno con l'essere, perché libertà è impegno con l'essere, con la verità. In che cosa consiste dunque la libertà della persona umana?

  • Educazione e cultura

      Il processo educativo è un rischio perché gioca tutto sulla libertà di chi educa e sulla libertà di chi viene educato. E'un gioco in cui non si può barare. Non può barare chi educa, perché altrimenti chi deve essere educato non risponde; e non può barare chi deve essere educato, perché se non si impegna nella verifica, nella considerazione seria di ciò che gli viene proposto, la posizione che assumerà, se sarà positiva, sarà conformista, non sarà mai una convinzione; se invece sarà negativa, sarà sleale, sleale per tutta la vita.

  • I giovani

      Eppure l’adolescenza è l’età più trascurata. I genitori accarezzano il fanciullo, lo viziano anche. Lo ignorano adolescente, qualche volta quasi lo respingono, per riprenderlo giovane. Il maestro, la società in genere si curvano sul fanciullo, intento a fissare i primi segni sulla carta e lo sorreggono con mano materna. Poi quasi lo ignorano per riprenderlo, magari con rispetto, quando varca la soglia dell’ università. Il sacerdote ripete ai ragazzi fervorini a non finire e di disperano quando questi, fatti adolescenti, a sciami se ne vanno come api di maggio.

  • I principi ispiratori

      Le api depongono il miele che esse sole sanno succhiare dai fiori.Le vespe costruiscono i favi ma non vi mettono miele.Gli uomini, alcuni sono come Ie api; cavano dal fiore della vita Ia più grande gioia di esistere e di Iavorare.Alcuni altri sono come le vespe; si presentano senza principi o con idee false e Ia gente, invece che parole di Verità, è come se masticasse stoppa che non disseta, non nutre ma soffoca.II nostro nettare promana dal Vangelo è daII'insegnamento dello Chiesa.

  • Il bene

      Ma quale è il bene dell'uomo singolo e della comunità in cui egli vive? Il bene innanzitutto è l'essere in quanto tale posto di fronte all'amore e al volere. Tutto ciò che esiste, quindi che è nell'essere, è oggetto di volere e di amore. Ma non tutto ciò che è, pur essendo oggetto di amore, è moralmente buono. Si danno infatti innumerevoli casi in cui si desidera il male, ma sotto l'aspetto di bene, pensando cioè che esso sia bene. Infatti in ogni specie di errore e di peccato vi è un certo bene che noi cerchiamo. In defìnitiva, ogni cosa esistente è buona in sè stessa, come parte dell'essere, ma non ogni cosa è moralmente buona. Un delitto congegnato con splendida intelligenza ed eseguito con eccezionale abilità è un buon crimine, non è però una buona azione. Non sono i beni esteriori, i beni corporali e neppure i beni intellettuali a fare un buon uomo, bensì il suo agire. E si avrà agire buono o agire cattivo a seconda che l'uomo usi della propria libertà per realizzare veramente il proprio essere. E quando si realizza l'essere umano? Quando esso raggiunge il massimo possibile di felicità in rapporto alle sue potenziali capacità, usufruendo dei suoi fondamentali diritti. Al di là delle varie concezioni che si possono avere dell'uomo, materialistiche o personali, il comune pensare attribuisce all'essere umano beni che sono inerenti al corpo e allo spirito, in pratica a ciò che va sotto il nome di "persona umana". Esistono dunque dei beni che riguardano il corpo e dei beni che riguardano lo spirito. Tali beni, che sono garantiti da altrettanti diritti, sono riconosciuti, magari sulla carta, da tutte le convenzioni internazionali. Sono beni attinenti al corpo la liberazione dal flagello della fame, delle malattie, della guerra, dello sfruttamento. Sono beni per l'uomo avere un lavoro, una casa, una famiglia. Avere la garanzia che vi siano ospedali funzionanti, scuole efficienti, servizi in ordine. Sono altresì beni attinenti al "corpo dell'uomo" poter esprimere la vita di relazione con gli altri in maniera normale, senza costrizioni esterne, quali potrebbero essere le dittature, i soprusi, le violenze, il terrorismo. Sono invece beni attinenti allo spirito poter esprimere liberamente il proprio pensiero, le proprie opinioni critiche, nonchè le proprie convinzioni religiose. Agire liberamente significa quindi adoperarsi per sconfiggere la fame e la paura e poter esprimere il proprio pensiero e la propria religione. Ma agire liberamente significa anche adoperarsi affinchè la vita comunitaria si svolga nella pace e nell'ordine. Adoperarsi per il bene comune, sacrificando se occorre anche il bene individuale. Non per nulla la resistenza, di cui tutti andiamo fieri, costituisce un grandioso esempio di sacrifico personale in favore della libertà e del bene delle generazioni successive. Contribuire alla costruzione del bene comune, secondo le proprie possibilità, è e resta un grave dovere legato alla libertà dei singoli e che ne valorizza i contenuti. In altre parole il bene dell'uomo e della comunità è sintetizzato dalla legge naturale scritta nel cuore degli uomini e che va sotto il nome dei Dieci Comandamenti. E' una legge, che sotto diverse formulazioni, è sempre stata accettata da tutti e in ogni tempo. Accettata naturalmente dagli uomini che perseguono il bene e che indirizzano la propria libertà verso tale traguardo. Esistono infatti uomini che perseguono obiettivi diversi dal bene e la storia è piena di eloquenti esempi. Le conseguenze di sangue e di morte sono sotto gli occhi di tutti. Fare il bene individuale e sociale ed impedire la divulgazione del male è e resta obiettivo primario della libertà dei singoli e dei popoli.

  • Il libero arbitrio

      Il concetto di libertà, che è connaturale agli esseri intelligenti, si configura come una capacità e possibilità di scelta senza condizionamenti. Come capacità di scelta essa è riservata solo agli esseri intelligenti, per la necessità di giudizio che la libertà porta con sè. Come possibilità di scelta essa è senza limiti, nel senso che l'essere intelligente, tramite la volontà, può respingere tutti i condizionamenti possibili. L'assoluta libertà di scelta senza condizionamenti è però una libertà senta contenuti. Si può fare ciò che si vuole, in quanto esseri intelligenti dotati di volontà, ma non è la capacità di scelta in se stessa che fornisce la moralità degli atti umani, che determina cioè la bontà o la cattiveria delle azioni umane. Non è perché si ruba senza condizionamenti esterni e in assoluta libertà che il rubare diventa un bene. Come non è perché si sceglie senza condizionamenti di far esplodere una bomba atomica che essa diventa un bene. La libertà di scelta assoluta e senza condizionamenti è definita libero arbitrio ed è una facoltà che neppure Dio può limitare, se intende rispettare fino in fondo l'uomo e la sua natura. Prova ne è il peccato originale. Ma è sufficiente il libero arbitrio, questa assoluta libertà, per garantire la piena realizzazione dell'uomo e di una società ideale in cui l'uomo può vivere? In pratica si può accettare la libertà assoluta dell'individuo, in una società in cui ognuno dovrebbe rispettare i diritti dei suoi simili e il bene comune? Ci pare che la storia dica di no, visto che esistono regole di convivenza, leggi e ordinamenti che impongono di agire in determinati modi e reprimono certi abusi della libertà trasformatasi in licenza. A questi abusi si arriva evidentemente quando alla libertà non si danno contenuti validi.

  • La libertà

      Il vero problema della libertà sta non tanto nella assoluta capacità di scelta lasciata al singolo, bensì nella capacità e possibilità di scelta "dei mezzi adatti a raggiungere il fine che è consono alla propria natura". Non si dirà mai, infatti, che un pesce, per sua natura destinato a vivere in acqua, realizzi se stesso e la sua libertà uscendo dal mare e pretendendo di vivere all'aria. Esso troverebbe immediatamente la sua morte. Come del resto non si dirà mai che l'uomo, condizionato a respirare a ritmi frequenti, realizzi pienamente la sua libertà uscendo dalla costrizione del respiro e decidendo di non respirare più. Troverebbe la sua morte. Ma ciò non vuol dire che non lo possa fare. Basta un colpo di pistola ad una tempia e un uomo vivente, ma obbligato a respirare, si trasformerebbe in un uomo morto, anche se apparentemente libero. La vera libertà consiste dunque nel dirigere il libero arbitrio in senso positivo, cioè nel dare contenuti morali di bene alla propria iniziale assoluta libertà di scelta. Vera libertà, quella che ogni uomo vuole realizzare, quella che gli stati dovrebbero garantire ai propri cittadini, consiste dunque nel fare il bene di se stessi. La libertà resta però sempre un mezzo - anche se il migliore - per raggiungere il fine, cioè l'appagamento delle aspirazioni della propria natura.

  • La responsabilità

      Il comune dei giovani è un’ idea: responsabilizzare i giovani. Molta gente scrive e parla della gioventu’, ma come se si trattasse di una massa, ora utile, ora fastidiosa, ora dannosa.

  • La verità

      Noi crediamo alla Verità perché siamo <<nati>> a conseguir conoscenza. Ci mancano l'intelligenza e la cultura per parlarne adeguatamente, ma sentiamo di poterne intuire qualche cosa.Il pesce non dirà mai che cosa l'acqua è, ma sente di esserci nato per viverci. Egli non è l'acqua, è tutt'altra cosa, ma gli è necessaria quale elemento primo.Noi non siamo la Verità ma essa è il nostro elemento primario. Senza di esso noi siamo le formiche senza antenna: smarrite, disorientate, senza la speranza di trovare mai la via.Né ci riesce di fare gli agnostici. Non è di aria che il pesce abbisogna mai di acqua, pena la morte.Così, non di scienza o di altri miti ha bisogno il Comune dei Giovani, ma di Verità, di Dio, pena la fine.La Verità è una sola, è quello che è, e Gesù Cristo l'ha incarnata.

  • Le elezioni

      Ad ogni primavera la natura si rinnova. Tutto comincia da capo.Il sole si fa più lucente, più caldo: sembra un altro. Poi vengono le gemme, le foglie, i fiori e tornano gli uccelli.Da noi la primavera è a settembre.Il sindaco, l'assistente e il segretario preparano di comune accordo la lista dei candidati per le votazioni.Tutti i cittadini vanno a votare e sanno di avere diritto ad esprimere cinque preferenze. Si trovano davanti agli occhi una bella rosa di candidati. Sono nomi scelti tra i migliori per doti naturali, acquisite e per spiccato amore alla comunità.Fatto lo spoglio la giuria proclama eletti i vincenti. Questi diventano poi elettori del sindaco il quale dispensa i diversi assessorati che sono chiamati ministeri.Gli assessori o ministri possono essere rieletti anche più volte.

  • Libertà e Grazia

      Ma tale libertà di orientarsi per il bene sarebbe incompleta se tralasciassimo di parlare del contenuto più alto della libertà: della libertà intesa come "liberazione", liberazione dall'errore e dal male. La liberazione dall'errore sì realizza solo tramite la Verità (...la verità vi renderà liberi... cfr. S. Paolo), mentre la liberazione della volontà si realizza tramite il Bene. Verità e Bene riposano solo in Dio. La vera libertà trova quindi la sua pienezza nella Grazia, nell'accettazione della vita divina in noi, che costituisce il grande dono e mistero della Redenzione. La vera libertà confluisce in ultima analisi nella divinizzazione dell'uomo, sempre che quest'ultimo ne sia disponibile. "Quando un uomo, scrive S. Tommaso, arriva all'età della ragione, la prima cosa che deve fare il suo pensiero, è di decidere di se stesso. E se egli si indirizza al suo vero fine, egli viene liberato dal peccato originale mediante la grazia santificante che egli riceve in quel momento". Fatti questi accenni alla problematica della libertà, ci si può addentrare nel problema dell'educazione.

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